“LA TORTURA IN ITALIA”
  Parole, luoghi e pratiche della violenza pubblica
              
di Patrizio Gonnella

     Prefazione di Eligio Resta
     Postfazione di Mauro Palma
 

  Ed. DeriveApprodi, pagg. 160, Roma, 2013, € 16.

 

La tortura è un crimine contro la dignità umana. Eppure non ovunque e non sempre è proibita. La sua interdizione legale è tutto sommato storia recente. Forse anche per questo assistiamo a frequenti smottamenti. E non è un caso che con l’11 settembre del 2001 ci si sia spinti fino a riproporne la legittimità.

Con la progressiva riduzione della sovranità economica e politica degli Stati, assistiamo a un paradossale rafforzamento del loro potere punitivo che man mano si fa arbitrario e indifferente al sistema costituzionale e internazionale dei diritti umani. Come se la «sanzione punitiva» fosse l’unica prerogativa statuale rimasta. Da cui una diffusa impunità dei torturatori, che ha le proprie premesse nella necessità di segnare la vittoria del potere politico su tutto il resto.

Costruito a partire dalle «parole chiave» che scandiscono l’universo della tortura, questo libro si propone come un’analisi della violenza pubblica intrecciata a quella dei concetti, delle norme e delle vicende individuali.

La tortura non si consuma unicamente quando una persona è sottoposta a sofferenze e la sua pratica spesso non è riconducibile all’arbitrio di un «eccesso» di potere o a uno stato di eccezione. Per questo occorre allargare lo sguardo al sistema complesso che la produce, che la promuove, che la protegge.

 

Un Assaggio

Dalla prefazione di Eligio Resta

Ha fatto bene Patrizio Gonnella a proporre all’opinione pubblica la questione dell’attualità della tortura non solo per denunciare, ma per ricostruirne il sistema. Di questo si tratta piuttosto che di isolati incidenti di percorso. È sistema nella sua continuità, nella sua diffusione, nella sua cultura, nell’aria che respira. […] Già, perché la tortura è crimine di Stato, perpetrato odiosamente da funzionari pubblici: vive all’ombra dello Stato e per questo si è posto il problema nella sfera pubblica sovrastatale. […] Fa bene Gonnella a porre la questione della tortura come crimine contro l’umanità.

L’umanità è categoria che ha volto lo sguardo aldilà della cittadinanza e oltre le piccole patrie degli Stati nazionali. Riproporre oggi il problema significa allora guardare con attenzione alle promesse mancate dello Stato costituzionale di diritto, al senso di una convivenza democratica in cui le istituzioni del controllo, se hanno una giustificazione, è nella garanzia di ogni cittadino, della sua integrità, del suo “corpo”. […] Nella tortura torna in gioco in maniera inquietante la questione del corpo, del corpo oggetto, spogliato non solo della “sovranità su se stesso” ma delle condizioni minime della sua autonomia e della sua autodeterminazione. […] Convince nel saggio di Gonnella l’approccio di fondo al problema della tortura (e della sua attualità); c’è una spinta etico-politica che non consente di ridurre il problema a scandalo di cui stupirsi.

 

Dalla postfazione di Mauro Palma

Le immagini di Abu Ghraib che prepotentemente sono entrate nella quotidianità familiare attraverso i vari media hanno sì fatto comprendere che la tortura non è qualcosa del lontano passato o qualcosa che riguarda regimi dittatoriali; hanno fatto vedere che esiste ed è pronta a riproporsi. Ma, al contempo, hanno quasi determinato un’assuefazione a tale pratica o quantomeno l’hanno fatta riemergere come una delle opzioni, negative, ma possibili: l’ambiguo dibattito che si è sviluppato oltre oceano sulla sua possibilità in situazioni estreme o sulla necessità di una sua regolamentazione ha del resto coinvolto anche taluni giuristi di tradizione democratica e ha anche attraversato l’Atlantico. Soprattutto le immagini non hanno la forza della ricostruzione del contesto, del restituire le idee e gli atteggiamenti di coloro che sono responsabili di quegli atti, del dare un quadro della cultura di cui sono espressione e delle posizioni di chi ha responsabilità sopra le loro.

 

Autore

Patrizio Gonnella

Patrizio Gonnella è presidente dell’associazione Antigone. Ha scritto saggi e articoli sui temi della giustizia e delle condizioni di vita in carcere. Scrive da anni per «il Manifesto» e «Italia Oggi». Ha un suo blog su Micromega.net e conduce, insieme a Susanna Marietti, Jailhouse Rock una trasmissione di musica e informazione su Radio Popolare. Collabora con la cattedra di filosofia del diritto di Roma 3.